Analisi e considerazioni su cui soffermarsi a riflettere.

I contesti etnici e razziali e le divisioni culturali e sociali negli stati americani.

Gli Stati Uniti d’America, sin dalle origini, sin dal momento in cui furono stati costituiti e fondati, furono caratterizzati da profonde divisioni culturali e sociali insite nei molteplici gruppi etnici e razziali da cui erano costituite le popolazioni native originarie, indigene dei luoghi e le popolazioni introdotte dall’estero, originate dai flussi migratori provenienti dall’Europa, dall’Africa, dal Centro-America e dal Sud-America e dalle deportazioni degli schiavi e dei prigionieri i quali vi erano condannati, forzati, giungendo da mare sulle rotte segnate sull’Oceano Atlantico sin dalla scoperta avvenuta nel 1492 in epoche ed in tempi remoti riferiti al passato tardo-medioevale, rinascimentale e risorgimentale alla colonizzazione europea delle Americhe, essendo questi con un termine eufemistico e gentile definiti “servitori a contratto”, non erano denominati letteralmente con il termine “schiavo” o “deportato”; due sbarchi originati da quelle deportazioni forzate, però, furono a costituire e segnarono nella memoria della storia fondando in maniera inquietante le basi di quella società americana razzista e schiavista; nell’agosto del 1619, a Point Comfort, la cui denominazione attualmente è quella di Port Hampton, nello stato della Virginia; questa città fu la prima ad essere posta sotto il regime del governatorato coloniale quindi ad essere dominata e governata dagli inglesi nell’America settentrionale; approdò la fregata “White Lion” da cui da bordo dalle stive furono sbarcati venti uomini di origine africana di pelle nera, i quali furono denominati “negroes”, “negri”, essi furono destinati ad essere venduti come schiavi, come lavoratori schiavizzati, forzati. Tre giorni dopo ancora la nave “Treasurer” fu fatta approdare con altra “mercanzia umana” da offrire e da vendere, altri neri schiavi i quali furono deportati e forzati. I due eventi correlati all’arrivo di queste due spedizioni sono tradizionalmente considerati quelli da cui l’inizio della schiavitù in America fu originato, anche se probabilmente quei primi “negri” africani quando giunsero in Virginia; approfondendo l’analisi sullo studio concernente la questione della schiavitù; soffermandosi a leggere, a considerare l’articolo edito e pubblicato sulla rivista Focus intitolato “Storia. 400 anni fa nasceva la schiavitù nell’America del nord” da cui è possibile apprendere come questi furono giunti via mare approdando nei futuri paesi da cui sarebbero stati originati successivamente gli stati americani storicamente facenti parte dell’unione dei territori nazionali del nord e della confederazione dei territori nazionali del sud.

I “negri”, così come essi furono denominati traslitterando la traduzione del termine sostantivo od aggettivo “nero” dalle lingue spagnola o portoghese nella parola “negro”, in un primo momento non furono considerati come “schiavi” o “deportati” quando furono acquistati, comprati dai padroni; essi furono definiti come “servitori a contratto”, seguendo una modalità d’impiego particolarmente attuata all’epoca quale quella della “servitù”, quella “schiavitù”, quella “prigionia” derivanti ed originate dal “debito” contratto non onorato, non pagato, magari determinato dalla giustizia come condanna perché questi deportati precedentemente avevano contratto dei debiti di cui non ebbero potuto assolvere ed onorare il pagamento, probabilmente per questo già erano stati ceduti a terzi creditori da cui erano stati acquistati per riscattarli o per i reati commessi ed imputati quindi furono imprigionati e venduti come “schiavi” o “servitori”, a volte con le loro famiglie interamente dalla moglie, ai figli ed a tutta la parentela, almeno a quella maggiormente e relativamente prossima, quando anche se ne poteva disporre quindi prenderla in “prigionia” come “pigione” in un sistema in cui i lavoranti dai quali la manodopera era prestata forzatamente e per questo non percepivano un salario, ma dovevano lavorare gratuitamente e sottostare come schiavi, come servi, al massimo gli erano concessi, gli erano dati un misero vitto, degli indumenti scarsi e cenciosi e l’alloggio in baracca; come proprietà al padrone da cui era stato comprato probabilmente per un certo periodo di tempo, forse per sempre, per ripagare un debito o più debiti di una certa entità, finiti i termini imposti probabilmente o per cui erano stati condannati per il risarcimento, gli schiavi avrebbero potuto tornare liberi; in verità ciò non accadeva quasi mai per l’accumularsi degli altri debiti, delle punizioni e dei castighi a cui erano sottoposti ed in quanto la servitù a tempo si rivelò poco conveniente per i proprietari delle grandi coltivazioni e degli schiavi, per cui a partire dalla seconda metà del Seicento, la “servitù” quasi “benevolmente” così definita venne quindi sostituita dal sistema prettamente schiavistico basato sul possesso e sulla proprietà dei lavoratori e delle lavoratrici come singoli o come moltitudine di individui quindi sul prezzo e sul valore di guadagno come merce di vendita, come interesse di rendimento e di remunerazione nonché di riscatto e di restituzione del debito ad usura degli schiavi sul mercato.

Già al momento della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti resa e sottoscritta il 4 luglio 1776, tutte le tredici colonie originarie ebbero sancito e disciplinato la schiavitù attraverso degli specifici “Slave Codes”, dei “Codici sulla Schiavitù” come quelli posti in vigore nel Distretto di Columbia e negli Stati dell’Alabama nel 1833, della Georgia e della Virginia, di New York e della Carolina del Sud e per legittimare la “proprietà privata” degli esseri umani schiavizzati fu chiamata formalmente in causa la superiorità etnica e sociale della razza bianca, con l’adozione del regime della schiavitù in America era stato quindi aggiunto l’ultimo tassello alla “tratta atlantica”, questa costituiva la più imponente migrazione forzata della storia determinata per oltre undici milioni di schiavi neri africani i quali furono resi prigionieri e deportati tra i secoli XVI e XIX. La legislazione fu adeguata appositamente per garantire la stabilità dell’organizzazione schiavista esercitando un forte controllo sociale sugli schiavi negri oppressi, impedendone per esempio la libera circolazione, l’aggregazione, l’educazione e l’istruzione.

Ciò non fu di impedimento agli schiavi perché essi potessero coalizzarsi e ribellarsi contro i loro padroni, anche quando ogni tentativo d’insurrezione fu puntualmente soffocato nel sangue e punito con esecuzioni drammaticamente e terribilmente esemplari come nel caso della rivolta scoppiata nel 1831 nella contea di Southampton nello stato della Virginia, insurrezione cruenta sia per le modalità di compimento e di esecuzione sia per la repressione e per le punizioni inflitte da cui fu seguita, guidata dallo schiavo predicatore Nat Turner; in quell’occasione quella notte Nat Turner evase lasciando la proprietà dei suoi carcerieri insieme a pochi altri schiavi di colore con i quali era recluso, i quali erano tutti di proprietà dell’azienda di Samuel Turner. Questi ultimi in qualche maniera comunicarono la loro intenzione sì di ribellarsi, ma non avevano mai parlato, pianificato o concretizzato qualcosa su un piano d’azione preciso, essi comunicarono e dialogarono tra loro intonando alcune canzoni da cui poteva essere compresa l’adesione alla ribellione così pianificata, lo stesso Nat Turner diede inizio alla ribellione intonando una canzone, attraverso cui chiamò gli altri schiavi della proprietà dei Turner ad unirsi; per tutta la notte, gli schiavi passarono di proprietà in proprietà liberando altri schiavi come loro ed uccidendo e ferendo alcuni dei loro rispettivi padroni bianchi e dei familiari di questi, alla fine della ribellione furono contati circa una settantina di uomini schiavizzati i quali seguirono Nat Turner nel tentare e nel realizzare la rivolta.

Inizialmente, al fine di non attirare troppo l’attenzione su di loro, gli schiavi non depredarono e non rubarono, non utilizzarono armi da fuoco o da sparo per uccidere i padroni schiavisti bianchi da cui erano detenuti, ma solo asce, coltelli ed attrezzi rudimentali recuperati all’interno dei magazzini agricoli. Durante gli assalti alle case dei carcerieri, i ribelli non fecero distinzioni ed uccisero uomini, donne e bambini. Nat Turner ammise di aver ucciso una sola persona durante il corso della rivolta, Margaret Withehead, la quale fu strangolata con un pezzo del filo spinato preso da una recinzione; prima che le milizie armate dei bianchi venissero a conoscenza di quanto stesse avvenendo, i ribelli nel corso della rivolta uccisero all’incirca una sessantina di persone bianche; tra i bianchi furono tuttavia risparmiati i poveri ed i senza tetto, chissà quanti fra questi soggetti non abbiano commesso questi delitti in preda a stati da alterazioni per aver bevuto alcoolici e distillati di elevate gradazioni ed essendo questi già precedentemente indiziati di delitti e pregiudicati condannati fatti uscire dalle prigioni per ingaggiare la furibonda caccia al negro senza poi tanto sporcarsi le mani di sangue degli schiavi e dei loro stessi simili, i quali quella notte incrociarono lungo il percorso compiuto i rivoltosi e lo stesso Nat Turner il quale espresse nei confronti di essi una riflessione e li considerò al riguardo commentando «Questi poveri uomini non vivono in condizioni molto migliori di noi negri»; in seguito a questa rivolta furono uccisi oltre duecento schiavi prigionieri, un numero nettamente superiore rispetto a quanti furono gli effettivi responsabili e gli ideatori della sommossa nonché i partecipanti ai tumulti.

La ribellione degli schiavi nella città di Southampton nello stato della Virginia fu velocemente interrotta e repressa dalle milizie armate dei bianchi nelle quarantotto ore successive, Nat Turner riuscì a scappare nei boschi, rimanendo fuggitivo sino al successivo 30 ottobre 1831, sino a quando fu scoperto e catturato dal contadino Benjamin Phipps, in un primo momento Nat Turner fu imprigionato all’interno di un buco scavato nel terreno chiuso dall’esterno con dei binari della ferrovia adatti al transito dei treni posti sulla sommità superiore, mentre aspettava di essere processato, Nat Turner confessò la propria ribellione al procuratore Thomas Ruffin Gray. Il successivo 5 novembre 1831, Nat Turner fu condannato a morte per impiccagione per “cospirazione, ribellione ed insurrezione” e fu giustiziato il successivo 11 novembre 1831 nella città di Jerusalem nello stato della Virginia; subito dopo l’avvenuta morte il suo corpo fu decapitato e la sua testa tagliata fu esposta nella piazza della cittadina come monito verso gli altri schiavi di colore perché non tentassero altrimenti ancora di ribellarsi e di rivoltarsi ai padroni, il suo corpo senza testa fu infine seppellito senza alcun segno di riconoscimento e senza che fosse stata celebrata nessuna messa funebre; solo nel 2002, il cranio di cui si pensava fosse appartenuto a Nat Turner fu preso da Richard G. Hatcher, ex sceriffo della città di Gary, situata nello stato dell’Indiana, e chissà come fu rinvenuto, come parte della collezione del “Museo dei Diritti Civili”, esposizione di cui Gray aveva ideato e pianificato la costruzione e la realizzazione nella propria città, tuttavia il museo non fu mai costruito, nel 2016 Richard G. Hatcher donò restituendo il cranio a due discendenti di Nat Turner; il successivo test del DNA eseguito su quel reperto storico su richiesta posta da quei discendenti fu utile a confermare, a validare infine definitivamente in senso affermativo e definitivo quanto quel cranio appartenesse effettivamente e veramente a Nat Turner; dopo averne avuto e ricevuto la notizia quindi la conferma di quella corrispondenza genetica, i discendenti seppellirono il cranio in un cimitero durante una funzione religiosa in sua commemorazione e ricordo.

Al termine di quel tentativo di insurrezione e di ribellione furono catturati all’incirca più di quarantacique schiavi, compreso lo stesso Nat Turner, dei quali circa una quindicina furono impiccati nei giorni seguenti alla ribellione avvenuta, furono giustiziate complessivamente nello stato della Virginia circa cinquantacinque persone di colore, sospettate di aver preso parte all’insurrezione ribellandosi ai padroni da cui erano detenute e schiavizzate; circa diciotto di queste furono imprigionate e circa altri dodici furono espulsi dallo stato della Virginia; tuttavia, nell’isteria generalizzata originatasi e determinatasi nella confusione di quei giorni e dovuta alla presenza di milizie, di mercenari e di criminali banditi armati a piede libero, furono uccise complessivamente più di centoventi persone di colore le quali erano state sottoposte alla schiavitù ed alla prigionia, buona parte delle quali non avevano preso parte a nessuna forma di sedizione o di cospirazione.

Il procuratore Thomas Ruffin Gray in seguito, qualche tempo dopo l’esecuzione ormai avvenuta, pubblicò il libro intitolato “Le confessioni di Nat Turner”, nel cui corso in una parte considerata essere quella preponderante sono contenuti e registrati i colloqui intrattenuti dallo stesso procuratore con Nat Turner, accusato ed imprigionato, nei giorni antecedenti all’istruzione ed al dibattimento del processo quindi all’esecuzione capitale della condanna a morte inflitta. Nonostante questo sia stato il primo documento storico dedicato alla figura di Nat Turner, alcuni storici considerano e ritengono che il libro scritto dal procuratore Thomas Ruffin Gray fosse quanto meno inaccurato ed impreciso avendo inoltre egli deliberatamente alterato nel complesso l’entità della vicenda storica, immediatamente dopo il processo furono emanate delle leggi per cui fu vietato ai padroni bianchi di liberare i propri schiavi e di insegnare ai bambini ed alle bambine di colore a leggere e a scrivere.

La rapida espansione territoriale americana seguì la crescente domanda internazionale del tabacco ed in particolare modo delle specialitĂ  aromatiche asciutte “Virginia” e “Kentucky” da fumare a parti di foglie intere avvolte o trinciate confezionate in sigari o da posare in pipa, dei malti e del grano da distillare, da esterificare o da fermentare in alcool per poter produrre birre e liquori brandy, cognac e whiskey e soprattutto del cotone, lo sviluppo delle nuove imprese agricole nei territori del sud originò presto anche una “tratta interna” degli schiavi, nota come “Second Middle Passage”. Secondo i numeri forniti dai ricercatori David Eltis e David Richardson nel corso dell’Atlante sul commercio degli schiavi transatlantico, l’Atlas of the Transatlantic Slave Trade, edito e pubblicato dalla Yale University Press, di cui le Edizioni furono pubblicate nel 2010 e nel 2015; di cui è disponibile l’edizione del 2015, nei decenni compresi tra la ratifica della Costituzione degli Sati Uniti d’America concordata nel 1787 e la guerra civile americana resa altrimenti nota alla storia come la guerra di secessione americana combattuta dal 12 aprile 1861 al 23 giugno 1865 e la cui ultima battaglia terminò ufficialmente il 13 maggio 1865 fra gli stati dell’unione e gli stati confederati, l’entitĂ  quest’ultima allora sorta dalla riunione confederale di quegli Stati dai cui governanti fu dichiarata la secessione dall’unione contro cui insorsero e combatterono, causata con il pretesto addotto per cui nelle elezioni presidenziali del 1860 i repubblicani guidati dal presidente americano Abraham Lincoln sostennero l’abolizione prima quindi la proibizione della schiavitĂą in tutti i territori degli stati americani.

Il 4 marzo 1861 il presidente Abraham Lincoln dichiarò nel tenere il suo discorso iniziale quanto la sua amministrazione governativa e presidenziale non avrebbe iniziato una guerra civile, parlando direttamente agli amministratori governativi, istituzionali e politici degli stati del sud ribadendo espressamente: «Io non ho intenzione, direttamente o indirettamente, di interferire con l’istituzione della schiavitĂą negli Stati Uniti, dove esiste. Credo di avere il diritto legale di farlo e non ho volontĂ  di farlo»; le ostilitĂ  iniziarono il 12 aprile 1861, quando le forze confederate attaccarono “Fort Sumter” nei pressi del porto di Charleston situato nello stato della Carolina del Sud imponendone quindi il blocco occupandone la piazzaforte fino all’indomani, il 13 aprile 1861, mentre nel teatro di guerra sul fronte occidentale le armate dell’Unione conseguirono importanti avanzamenti, conquiste e risultati permanenti, sul fronte orientale le battaglie disputate nel corso dei primi anni si dimostrarono inconcludenti, le campagne confederate dell’autunno dell’anno 1862 condotte nel Maryland e nel Kentucky fallirono. Il presidente Abraham Lincoln promosse il “Proclama di emancipazione” per cui l’abolizione della schiavitĂą divenne un obiettivo considerato di ordine primario da dover conseguire, come essenziale e fondamentale interesse nazionale, per cui era stata motivata la causa della guerra per cui si stava combattendo, una proposta accolta dagli amministratori governativi, istituzionali e politici degli stati del sud “confederati” come una violazione dei loro diritti costituzionali ed istituzionali, cercando quindi la secessione, la causa inerente al pretesto della legalitĂ  costituzionale ed istituzionale della “tratta degli schiavi” mobilitò al fronte nel combattere quell’insana guerra circa un milione di individui, un’entitĂ  pari a piĂą del doppio di quante persone furono deportate dal continente africano e schiavizzate nei territori americani.

All’inizio del XIX secolo, neanche furono trascorsi cento anni dacché furono fondati e costituiti i primi insediamenti e le prime comunità, negli stati americani furono determinanti la contrapposizione delle idee da attuare e la diversità delle finalità da conseguire, fattori da cui in quella degli stati facenti parte della confederazione dei territori nazionali del sud era stato delineato un modello di vita rurale e conservatore basato sullo sfruttamento degli schiavi nelle piantagioni e nelle coltivazioni del cotone, dei cereali, del grano e del tabacco, mentre in quella degli stati facenti parte dell’unione dei territori nazionali del nord l’economia era orientata verso la produzione industriale e la schiavitù era stata gradualmente abolita già dalla fine del Settecento, pretesto per cui le due entità entrarono in conflitto.

Le tensioni originate da questo divario acuito ulteriormente dai fattori sociali ed economici sfociarono nel 1861 nella sanguinosa “Guerra di Secessione Americana”; alla base di questa terribile guerra vi furono principalmente le ragioni e le volontĂ  dei militari nordisti i quali erano parte degli stati dell’unione; leali alle idee ed alle linee su cui erano fondati i principi di coloro i quali disponevano delle cariche e delle funzioni politiche e governative di imporre l’abolizione della schiavitĂą e della segregazione razziale in tutti i paesi americani, una volontĂ  finalizzata peraltro ad un’espansione industriale nelle terre del sud; ad ogni modo, alla fine della guerra, nel 1865, entrò in vigore il “XIII emendamento” alla Costituzione degli stati americani dell’unione di allora, in essere a quell’epoca cercando di determinare, di favorire e di implementare un processo di armonizzazione costituzionale ed istituzionale, politico e governativo con gli stati confederati del sud, i cui rappresentanti governativi, istituzionali e politici recalcitranti si opponevano duramente e strenuamente e fu sancita di fatto almeno l’abolizione della schiavitĂą, la libertĂ  fu conquistata, sulla carta almeno, motivi e ragioni per cui i confederati erano stati sconfitti ed i loro simboli nonchĂ© i loro principi ideologici secessionistici, razzistici e schiavistici banditi, proibiti e vietati in quanto considerati pericolosi per l’ordine e per la sicurezza nonchĂ© per i valori etici, morali e sociali delle comunitĂ  dell’unione degli stati americani così come erano state definite ed istituite.